Il Picchio Nero (Dryocopus martius - Linnaeus, 1758).

Foto e testo di Stefano Savini©

 

Foto del mese 0814  Codibugnolo (Aegithalos caudatus).. Foto di Stefano SAvini ©

 

Anni fa, barattai con un mio amico professore di biologia, il sito dei gufi reali con un sito di picchi neri ((Dryocopus martius),  poi assieme al professore ed ad un ornitologo amico in comune, passammo un pomeriggio sul Carso dove vivevano i gufi... ,  basito, mi informai sul come fosse possibile l'esistenza dei picchi neri sul Carso, a soli 300 metri d'altezza sul mare... , la risposta fu disarmante e fece crollare il mito che sapevo dei picchi neri (specie che solitamente vive a due mila metri SLM). La risposta fu - … sul Carso c'è il bosco.  Giusto, pensai, sul Carso ormai c'è il bosco.  Infatti sono 30anni che non si abbattano gli alberi per legna da ardere e, in 30 anni, è cresciuto un intero bosco con piante molto diverse fra loro che permettono la vivibilità di moltissime specie che abitualmente vivono nei boschi di montagna.  

In primavera, la natura è un continuo canto di richiamo fra le coppie che si apprestano a costruire il nido dove nasceranno i loro piccoli. Con poche conoscenze del territorio ed un attento ascolto è possibile capire dove trovare una determinata specie.

Se i gufi reali adorano le rocce e la notte, i picchi neri adorano alberi alti e grossi, anche se poi, su questi ultimi, rischi di trovare un nido a poco più di 4 metri d'altezza dal suolo, completamente in ombra (questo per capire quanto sia impegnativo fotografare la fauna)..., rimane comunque, per me, una fantastica possibilità di vederli da vicino.

Certo, se da un lato ho un sito basso, dall'altro lato ho molto disturbo vegetativo che fa filtrare poco sole sul nido, col risultato che gli alti ISO (oltre 12.000) sono quasi d'obbligo.   Comincio a pensare che forse è meglio un bellissimo binocolo e pace fatta… se non riesco proprio a fotografarli.  pn2

Dei picchi neri, adoro il loro richiamo, quel stridulo forte che echeggia anche ad un km di distanza,

È sbalorditivo accorgersi che la femmina resta al nido solo un periodo piccolo e poi, fino all’involo, i piccoli, restano soli dentro il nido, vedendo i genitori solo per le merende che avvengono con una regolarità quasi perfetta..., ogni 35-40 minuti circa.

Il tempo passa e nel giro di una 15ina di giorni, i nuovi nati cominciano ad affacciarsi sulla finestra che dà sul bosco, chiamando continuamente mamma e papà, ma intanto dimostrano una curiosità enorme per quanto vedono e sentono dalla finestra di casa. Arrivati al mese di vita, cambiano i movimenti dei genitori..., restano infatti sulle cime degli alto fusti e, tambureggiando misto al richiamo, aspettano che i piccoli s’involino.

Come per tutte le specie volanti è il richiamo il filo conduttore che continua a legare piccoli ed adulti, fino che i primi, non siano in grado di provvedere da soli a sé stessi. Da quel momento dovranno allontanarsi dal posto dove sono nati incominciando a vivere la loro vita e riprodursi a loro volta. 

La loro grandezza è attorno ai 50 cm e il loro volo è ad onde con veloci battiti d’ali, sono curiosi e a volte scendono a vedere chi cammina sul fondo del bosco, ma appena si sentono guardati, si nascondono dietro l'albero e ti seguono con il muso che compare a scatti, strappandoti un sorriso.  Oltre al Picchio Nero, sul Carso, vivono anche i Picchio Rosso Maggiore (Dendrocopos major) e Minore (Dryobates minor), il Picchio Verde (Picus viridis)  ma non sono invece presenti i Torcicollo (Jynx torquilla) e i Picchio Tridattilo (Picoides tridactylus) che completerebbero la scala completa di questa famiglia favolosa di volatili (Picidae).


Il Picchio Nero  (Dryocopus martius), il più grande dei picchi europei.

pn3Lungo quasi 50 cm ed ha una apertura alare che può raggiungere i 70 cm di ampiezza. È di un colore nero uniforme, eccetto una zona rossa che nel maschio occupa tutta la sommità del capo.  Rispetto alla cornacchia nera, con la quale può essere confuso per le dimensioni, ha ali più arrotondate e coda più appuntita. Il volo è spesso simile a quello della Nocciolaia (Nucifraga caryocatactes) dalla quale si distingue, anche a distanza, per avere coda corta e in parte bianca. Come gli altri picchi possiede piedi zigodattili (due dita rivolte in avanti e due posteriori) ed una coda rigida, adattamenti che gli consentono di arrampicarsi agevolmente sui tronchi verticali. Il colorito nero, il collo sottile, le forme slanciate con ali arrotondate e lunga coda appuntita lo rendono inconfondibile sia posato, sia in volo.

Il maschio ha la parte superiore della testa rossa, colore presente nella femmina solo sulla nuca. Il becco color grigio avorio può apparire bianco a distanza. Il Picchio Nero è allegro, timido, agile e robusto, balza sempre e percorre in brevissimo tempo tutto il suo dominio.

Nel volo è più lento degli altri picchi ma può percorrere in una volta sola oltre due chilometri. Sul terreno si trova a disagio e si limita a saltellare stentatamente. Risulta comunque il migliore arrampicatore tra tutti i picchi europei ed eccelle nell'arte di martellare con il becco la corteccia degli alberi.

Abita le foreste estese e deserte, ricche d'alberi di alto fusto, e si spinge sino ad un'altitudine di quasi duemila metri. Preferisce trattenersi nei boschi di conifere, ma non manca in quelli a foglie caduche, formati soprattutto da faggi e betulle.

Il nido viene scavato, ai primi di aprile, in genere su vecchi alberi imputriditi, talora a grande altezza dal suolo, ed alla sua realizzazione sono impegnati in eguale misura sia il maschio sia la femmina (su di un faggio possono impiegare anche 25 giorni). Verso la fine di aprile la femmina depone da 3 a 5 uova molto lisce e di color bianco lucido. I piccoli vengono allevati da entrambi i genitori e restano nel nido finché sanno volare.

Proprio a causa della sua predilezione per i boschi di alto fusto la sua esistenza è messa in pericolo dal taglio indiscriminato di queste antiche foreste.

Il Picchio Nero è ghiotto di larve di formiche, di vespe e di insetti xilofagi quali i coleotteri che scova frugando tra le cortecce degli alberi. Per catturare le formiche si serve della lingua protrattile e glutinosa.

 


 Ciao a tutti, mi chiamo Stefano e ho la passione per la fotografia naturalistica ma non uso i normali obbiettivi, bensì un rifrattore (cannocchiale terrestre) a cui collego una macchina fotografica…, questa tecnica si chiama DIGISCOPING.      pn3

PERCHE' LE RIPRESE IN DIGISCOPING??    - La domanda sembra avere una risposta complicata e di difficile comprensione, ma in realtà tutti quelli che fanno riprese con un cannocchiale, lo fanno principalmente per una questione di costi e di peso, MA poi …,  ne restano affascinati e non vogliono cambiare sistema perché il digiscoping è l'unica tecnica al mondo che ti permette di superare qualunque altra grossa ottica in termini di potenza e leggerezza a  cui devi aggiungere il non poco vantaggio di poter stare allo scoperto senza disturbare la fauna nel suo habitat naturale.

Attualmente uso un rifrattore dal nome AIRY (Black 90 T) di marca tutta Italiana (PRIMALUCELAB) che mi permette un uso svariato di modalità come l'afocale, con anello T2 ad attacco diretto, con un duplicatore e per ultimo il sistema con l'ADATTATORE PER FOTO DSRL PER LANTANIO 8-24X PROZOOM, strumento quest'ultimo che mi permette di superare i 3000 mm di focale con una buona definizione d'immagine. Se pensiamo che il massimo raggiungibile in termini di mm, da un super teleobbiettivo di marca Nikon o Canon, non supera i 1000mm e costa non meno di 10,000 euro, ecco che allora diventa chiaro perché si usa il digiscoping.  Il digiscoping è anche una sfida nella sfida perché la sua tecnica non prevede gli automatismi presenti sulle lunghe ottiche…, questo sistema è privo dell'autofocus e anche dei diaframmi, perché i cannocchiali sono oggetti principalmente nati per l'osservazione a grandi distanze e non per la fotografia che viene aggiunta solo in un secondo momento.

Non ci avete capito niente vero??…, ok, semplifichiamo tutto. 

Prendete un cannocchiale terrestre e dopo aver visto il soggetto che cercate, bloccate tutto e con un adattatore accostate la vostra macchina fotografica per ricavare immagini molto suggestive e con la sensazione di averle fatte a distanze molto brevi… Facile no??? 

BUON DIGISCOPING A TUTTI E COME DICIAMO NOI …. BUONA LUCE...

 

 



Mini guide

Introduzione ● - Introduzione al digiscoping
Digiscoping con la reflex
● - Il Binocolo breve guida alla scelta.
● -
Il treppiede e la testa  breve guida
alla scelta.

● - Chiarimenti e semplici indicazioni

una mini guida
● - Tre oculari ed un cannocchiale  un mini test o un gioco?
● - Digiscoping in notturna  Le esperienze e i consigli di un nostro amico.
● - Oculari - e non solo  
Un tentativo di semplificare la scelta e la conoscenza dei dati per conoscere il miglior oculare  da abbinare alla macchina fotografica e al suo obiettivo

Dati dello scatto

Ordine Piciformes
Famiglia

Picidae

Scientifico Dryocopus martius
   
Inglese Black Woodpecker 
Tedesco Schwarzspecht
Spagnolo Picamaderos Negro
Francese

Pic noir

Giapponese クマゲラ
Portoghese Pica-pau-preto
Russo Чёрная желна
Svedese Spillkråka
Fotografo Stefano Savini
Cannocchiale Airy Black 90T
Oculare 2anello T2
Adapter T2
Macchina Olympus OM-D 1
Tempi 1/400
Diaframma  f. 8
ISO 1200
Distanza  18\20
Esposizione  Priorità diaframmi
Cavalletto  Gitzo Studex
Testa Gimbal Beike
Mimetismo Abiti mimetici
Software CS 6
Plug-in   --
Luogo Carso (TS)
Data 18/05/17
Meteo Sereno perfetto con vento sostenuto