Chiarimenti e semplici indicazioni

 Approfitto di questo spazio per cercare di chiarire alcuni punti ed argomenti che sono spesso fonte di domande e discussioni. Lo faccio per l'interesse del digiscoper ma anche per pigrizia ... così non mi devo più ripetere.
Cosa è
Cannocchiale rifrattore prismatico terrestre    Il cannocchiale rifrattore è lo strumento più usato nel mondo dei digiscoper per la sua grande facilità d'uso e per la relativa robustezza. Negli ultimi decenni si è sviluppato moltissimo grazie a progetti più raffinati ed all'uso di lenti di grandissima qualità ottica.
   Aziende come Swarovski, Kowa, Zeiss e Leica sono state fondamentali nello sviluppo di uno strumento capace di associarsi ad una macchina fotografica per poter essere usato come un iper-tele. Oggi, (il digiscoping è nato nel 1999) dopo poco più di un decennio, sono tantissimi i digiscoper.
   Dal 1608, anno in cui Gallileo sviluppò il primo progetto, ad oggi il principio è, per lo più, rimasto lo stesso.  L'aggiunta di prismi ne ha raddrizzato l'immagine ed accorciato le misure.
  I prismi possono essere di tipo a tetto o di Porro.
   
Spaccato Kowa TSN-883 88mm PROMINAR Spaccato componenti Zeiss Diascope 85T* FL Victory Spaccato componenti  Swarovski ATM 80 HD
Cannocchiale riflettore    Molti optano per il cannocchiale a riflessione per motivi che possono essere sia di qualità ottica come di risparmio economico.
   Questi strumenti si basano sull'uso di specchi parabolici  I più comuni si basano sulla configurazione Maksutov-Cassegrain che ha il vantaggio di una compattezza davvero invidiabile. L'uso di specchi di altissima qualità elimina completamente le aberrazioni cromatiche. Per poter avere un immagine raddrizzata sia orizzontalmente che verticalmente bisogna adottare dei prismi raddrizzatori da applicare prima dell'oculare.
   Di contro hanno una bassa luminosità e hanno bisogno di un periodo di climatizzazione prima di essere operativi al massimo.
   Un altro difetto che viene spesso segnalato dai digiscoper è quello della loro delicatezza.
Un colpo accidentale può scollimare i due specchi e la loro collimazione è laboriosa e lunga.
Oculare    Per un maggiore approfondimento potete consultare la pagina tutta dedicata a questo fondamentale elemento del nostro cannocchiale. Cliccando qui.
Paraluce     Quasi tutti i nostri cannocchiali sono dotati di un paraluce. Tutti i vari produttori di cannocchiali esaltano e lodano la loro tecnologia sul trattamento delle superfici delle lenti.
   Nel caso dei cannocchiali viene sempre presentata la proprietà del rivestimento della prima lente con doti di resistenza all'umidità e alle involontarie macchie d'unto. Sono doti certamente molto importanti ma non sono le uniche che devono essere prese in seria considerazione. Il trattamento antiriflesso su tutte le superfici delle lenti, interne ed esterne, è fondamentale per un ottima resa dell'immagine. Definizione e colore ricevono un grande aiuto dall'elilminazione dei riflessi interni e dalle luci tangenti alla lente frontale.
In ogni occasione è necessario usare il paraluce esteso a protezione sia della lente frontale come da riflessi interni al corpo cannocchiale.
   Avrete notato come nei miei test cito sempre le caratteristiche del paraluce e se c'è la possibilità di usare il tappo anteriore con il paraluce esteso. Il paraluce generoso è una garanzia e il tappo che si blocca a quest'ultimo una grande praticità esattamente come la silenziosità del paraluce durante la sua estrazione e, soprattutto, a fine corsa.
Problemi delle nostre immagini
Aberrazione cromatica.  L'aberrazione cromatica è presente solo nei cannocchiali rifrattori ed assente in quelli riflettori.
Questa è il problema più frequente e assillante per un digiscoper.
Esempio di aberrazione cromaticaLenti e prismi sono sensibili al fenomeno della rifrazione.
La luce viene scomposta variando così i punti di messa a fuoco a seconda della lunghezza d'onda e quindi dei vari colori.
Intorno all'immagine si verranno a creare degli aloni colorati. Questo effetto, oltre che fastidioso, toglie anche definizione all'immagine.
Viola, verde o giallo sono i colori che si presentano più frequentemente.
Questa aberrazione viene parzialmente corretta con la presenza di un ulteriore lente
realizzata con materiali che hanno una dispersione tale da correggere questo difetto.
  La soluzione più raffinata è quella con lenti a bassa dispersione come le lenti dette alla "fluorite". Il doppietto che si viene a creare, in genere, riesce a correggere due colori. In commercio ci sono tripletti apocromatici capaci di correggere più frequenze di colori. Purezza del materiale di sintesi e qualità di lavorazione delle superfici aiutano a risolvere anche questo problema di fisica ottica.
   Nelle nostre immagini è assai frequente con cannocchiali di bassa o media qualità ottica e, anche, per la nostra esigenza, di usare diaframmi molto aperti. Si accentua anche nel caso di una messa a fuoco poco precisa o di un ottica dell'oculare o della macchina fotografica che non è all'altezza o compatibile con quella del cannocchiale..
  Sotto: La prima immagine mostra l'effetto, prodotto da una luce bianca puntiforme, che, nella seconda immagine, viene corretta dalla ulteriore lente a bassa dispersione o alla fluorite. Le lenti "alla fluorite" (fluoruro di calcio)  vengono prodotte con processi di sintetizzazione, per ragioni di salute e pratiche, non sono più naturali. (Il Fluoruro di calcio viene impiegato nella produzione di acido fluoridrico, un acido molto pericoloso in quanto a contatto con il calcio delle ossa può causarne il deterioramento).

Questo effetto, se presente, lo correggiamo solo con una attenta e selettiva post produzione con un buon programma di foto ritocco. Esistono diversi metodi e strumenti per intervenire sull'immagine ma ... lascio ad altre sezioni la spiegazione.Nota: Lo stesso effetto visivo ma non la stessa origine ottica la possiamo trovare in immagini che sono prodotte da sensori con limitate capacità di ricostruire i colori dell''immagine. Sono, soprattutto, vecchi sensori economic
Aberrazioni geometriche    Le aberrazioni geometriche sono distorsioni dell'immagine dovute a caratteristiche ottiche che, in genere, vengono corrette dal produttore.  Si presentano più frequentemente quando lo strumento ottico è composto da un numero elevato di lenti.
   La più conosciuta è la aberrazione sferica che si ha quando i raggi paralleli all'asse ottico non riescono a convergere nello stesso punto. I raggi della parte centrale non hanno lo stesso fuoco con quelli laterali. I primi tentativi di correzione furono risolti con aggiunta di altre lenti ma oggi si preferisce usare lenti asferiche. Queste sono assai complesse e devono essere progettate una per ogni singola soluzione. Obiettivi con lenti asferiche sono più costosi ma compatti e leggeri.
   Quella a "Barilotto" è una delle aberrazioni più facili da intuire e frequenti in ottiche grandangolari o zoom con grande estensione di focali. Una distorsione che influisce sulla forma dell'oggetto creando l'effetto a "pancia". Insieme a quella a "Cuscinetto" è causata soprattutto dalla posizione del diaframma.
   Un alta aberrazione presente nelle ottiche economiche è quella chiamata Coma il cui effetto molto fastidioso abbassa drasticamente la definizione soprattutto ai bordi dell'immagine. In pratica è l'incapacità della lente a trasformare la luce puntiforme in un unico punto. Si creano una serie di punti di diverse dimensioni che portano alla creazione di una scia luminosa. Coma deriva da cometa.
  
Profondità di campo     La profondità di campo (PdC) è l'intervallo di spazio davanti e dietro il punto di fuoco, entro il quale gli oggetti appaiono nitidi. Questo varia con il variare del diaframma ... ma non solo. Ho usato il vocabolo apparentemente perché è solo la zona dove abbiamo messo a fuoco che rimane perfettamente nitida e il resto dell'immagine, anche se non sembra, è fuori fuoco comunque.
    Nel caso della PdC vista da un punto di vista pratico e non fisico, dove conta anche la distanza iperfocale o il valore minimo che diamo al "circolo di confusione", possiamo semplificare dicendo che essa varia principalmente con la differenza di potenza ottica e con la chiusura del diaframma.  L'argomento è vastissimo ma noi prenderemo in considerazione solo il caso che ci è vicino, ... quello con l'uso di un super tele.Accessorio LensCal in vendita SpyderLensCal
     Più aumenta la focale minore è l'area apparentemente a fuoco.  Questa è una legge di fisica ottica e non ammette eccezioni. Ora noi lavoriamo con focali che sono da 1.800mm a 4.600mm. Pur variando il diaframma la differenza è talmente minima e indistinguibile che i vantaggi sono del tutto irrisori. Al contrario abbiamo tutto da guadagnare se lavoriamo con diaframmi aperti, vista la poca luminosità dell'ottica risultante. La unica valutazione che dobbiamo considerare per la resa della nostra immagine è stabilire dove dobbiamo mettere a fuoco con precisione per sfruttare al meglio quella poca PdC che ci restituisce il nostro sistema.
   Con un poco di pazienza e alcune prove memorizziamo quali sono le misure che possiamo sfruttare ricordandoci sempre che l'area anteriore al punto perfettamente a fuoco è inferiore a quella posteriore. Un esempio: se fotografiamo un righello perpendicolare alla nostra macchina e mettiamo a fuoco sul valore 5cm, la PdC non sarà nell'area da 2 a 8 ma da 3,5 a 8. Più il teleobiettivo è potente minore è la sua PdC. Da anni, semplicisticamente, si dice che la PdC è quello spazio che dalla messa a fuoco perfetta copre ancora un terzo dell'area anteriore e due terzi di quella posteriore. Non è una legge ma chiarisce il concetto con una buona approssimazione.Dima
   Come in ogni immagine che ritrae un soggetto vivente è sempre l'occhio quello che deve avere la precedenza ma questo non vuol dire che dobbiamo mettere a fuoco solo su di lui. A seconda della posa del soggetto cercheremo un compromesso. Se fotografiamo un uccello visto di schiena sarà quasi sulla sua groppa l'area che metteremo a fuoco per poter avere buona parte del dorso leggibile e bene anche la testa. Se, al contrario, fotografiamo il soggetto di fronte sarà la lunghezza del suo becco a farci da parametro per la messa a fuoco.
   Consiglio sempre di scaricare un test preparato, ne troviamo molti in vari siti, e fare delle prove così da poter valutare la resa del nostro sistema. Le prove vanno fatte a tutte le focali dell'obiettivo e a tutti i fattori di ingrandimento dell'oculare.
   In questo sito potete scaricare in formato PDF una dima di controllo. QUI
   Questo è uno strumento molto adatto ma non viene regalato. SpyderLensCal
   Nel bellissimo sito di Tim Jackson possiamo scaricare un altra dima gratuita.
Vignettatura Kowa 883 + 30x + Canon 5DMkII + 50mm f1.4   Si presenta come una evidente riduzione della luminosità ai bordi dell'immagine. Nel digiscoping è causata da una incompatibilità ottica tra obiettivo della macchina e oculare del cannocchiale.  (a sinistra un immagine realizzata con Kowa 883 + 30x + Canon 5DMkII + 50mm f1.4Ogni obiettivo così come ogni oculare hanno un angolo di copertura che deve essere maggiore per l'oculare. L'obiettivo catturerà una porzione dell'immagine proiettata ma priva di vignettatura.
   I moderni oculari hanno un estrazione pupillare con un angolo molto ampio. Questo aiuta molto ma non risolve del tutto i vari problemi.
   Alcune compatte odierne hanno obiettivi con una estensione zoom che, partendo da un grandangolare, crea problemi di posizionamento nella distanza tra oculare e obiettivo. Per limitare al meglio la vignettatura dobbiamo poter variare ad ogni fattore di zoom questo parametro. Dobbiamo costruire quindi un adapter con due elementi capaci di scivolare tra loro mantenendo lo stesso asse di fuoco tra le lenti. Anche la variazione del diaframma porta ad una diversa valutazione della vignettatura.

Regola dei terzi

    Ecco un altra regola che "regola" non è.  Nessuno ci obbliga a rispettarla ma, certo è che, è un ottimo valore da tenere in considerazione nel momento dello scatto o del taglio dell'immagine. Molte reflex ed alcune compatte ci permettono di controllare direttamente dal mirino o dall'LCD i riferimenti, le 4 linee 2 verticali e 2 orizzontali, per poter, da subito, considerare quali e dove sono i punti di intersezione che ci permettono di posizionare il soggetto per rispettare questa regola di composizione. Questa ci è stata tramandata da secoli, quando i pittori studiarono un codice per rendere l'immagine più gradevole e di immediato impatto. Questa regola vale sia per immagini ambientate come per i "mezzi busti". La cosa che stabiliremo prima è il punto dove sta il soggetto o la parte che di esso vogliamo far risaltare. Stabilito questo facciamo in modo che si trovi in uno dei punti di intersezione delle linee, non nel centro (sezione aurea). Chiaro che la scelta di questo punto di intersezione può variare a seconda della posa o delle caratteristiche dell'ambiente. Di massima si considera dare maggiore spazio nel verso di dove guarda il soggetto o della sua direzione di marcia. La posizione in alto o in basso della metà del fotocolor è derivata solo dall'elemento che caratterizza in secondo grado il soggetto. Es. un anatra che procede nuotando verso destra sarà posta a sinistra nel punto di intersezione in alto per poter contenere anche la sua immagine riflessa nell'acqua.
   La cosa da considerare sempre è che questa è una regola con valori approssimativi ...  non sarà per queste proporzioni che fotograferemo un soggetto troppo piccolo o con parti tagliate.

 

Calcoli semplici ma utili
Esempi con  Kowa TSR88
 Swarovski ATM 80HD
 Oculare - 30x
 Canon S95 (Sensore - 1/1.7" - Obiettivo - 6-22,5 (28-105mm 4x (35mm))
 Canon 550D con sensore 22.3 x 14.9 mm e ottica 50mm 1.4
FX  = Fattore di ingrandimento oculare
 DC  = Diametro lente cannocchiale
 FTZ = Massimo fattore di zoom dell'obiettivo della macchina
Lunghezza focale  Moltiplicare la focale dell'0biettivo della macchina nel valore corrispettivo al formato 35mm (full Frame) per il fattore di ingrandimento dell'oculare.
 105mm X 30x = 3.150mm
Calcolo della luminosità risultante (FXxFTZ)÷DC
 
 Il Kowa 88 e la Canon S95 con l'oculare 30x   (30 X 22,5) ÷ 88 = 7,67
 
 Lo Swarovski 80 e la Canon S95 con l'oculare 30x   (30 X 22,5) ÷ 80 = 8,43

 



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